Il 3 ottobre scorso i cittadini della Lettonia sono stati chiamati alle urne per rinnovare il loro parlamento (Saeima). I Paesi Baltici rappresentano una delle frontiere più calde dell’Alleanza Atlantica: la presenza di minoranze russe rende quelle nazioni delle appetitose tentazioni per il Cremlino. La Lettonia, dove circa un quarto della popolazione è di origine russa, conquistò la sua indipendenza dall’impero di Mosca nel 1918, e la riperse a seguito del patto tra nazisti tedeschi e comunisti russi, allorché le due dittature si spartirono con il patto del 1939 l’Europa orientale. Caduta l’URSS nel 1991, i lettoni non hanno alcuna intenzione di tornare sotto il giogo russo.

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La vincitrice delle elezioni politiche è stata la Lista Unita (Apvienotais saraksts), il partito del premier uscente Andris Kulbergs. D’ispirazione conservatrice, ha ottenuto il 35,76% dei voti e 41 dei 100 seggi del parlamento di Riga. Ha aumentato il numero dei suoi rappresentanti di ben 26 unità, un successo indubbio ottenuto anche a spese dell’altro partito del centro-destra lettone, Nuova Unità (Jaunā Vienotība), che ha perso ben 19 parlamentari rispetto alle precedenti elezioni del 2022.

Nuova Unità ha fatto parte del governo uscente che, oltre alla formazione politica del premier, era costituita da altri due partiti: l’Unione dei Verdi e dei Contadini (Zaļo un Zemnieku savienība), e Alleanza Nazionale (Nacionālā apvienība). L’Unione dei Verdi e dei Contadini si è fermata al 4,46% dei voti, senza l’attribuzione di alcun seggio non essendo riuscita a superare la soglia del 5%. Alleanza Nazionale ha ottenuto il 9,02% ottenendo 10 seggi (e perdendone 3 rispetto alle precedenti elezioni).

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Il principale partito della minoranza russa, Potere Sovrano (Suverēnā vara), ha unito le sue forze con l’Alleanza dei Giovani Lettoni (Apvienība Jaunlatvieši) ed è diventato il terzo partito lettone, ottenendo l’11,87% dei voti e 15 seggi nel nuovo parlamento. Il secondo partito della Lettonia sono i populisti di estrema destra di Latvia First, che già nel nome ripercorrono gli slogan trumpiani in salsa baltica.

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La Lettonia conferma un orientamento spostato a destra del suo elettorato, ma a differenza di altre realtà della destra continentale, non ha tradito la sua vocazione europeista. Il governo uscente, in teoria, avrebbe ancora la maggioranza assoluta dei seggi nel nuovo parlamento. Le dinamiche politiche potranno confermare o meno questi assetti. Ma gli elettori lettoni hanno confermato una linea politica nella quale l’integrazione europea e il sostegno a Kiev non vengono rinnegati.