Quando si è in difficoltà, si può ricorrere agli amici. Così fanno Trump e Putin, reciprocamente. I sondaggi relativi alle elezioni di midterm negli Stati Uniti forniscono una inedita possibilità al Partito Democratico di conquistare la maggioranza del Congresso. L’indice di impopolarità del Presidente Trump rischia di trascinare in basso i candidati repubblicani in alcuni Stati chiave. Ma anche Putin ha i suoi problemi: da quattro anni e mezzo bombarda l’Ucraina e ammazza gli ucraini, ma Kiev resiste ancora. Trump e Putin hanno bisogno l’uno dell’altro.
Il primo si è infilato in una guerra all’Iran da cui non riesce uscire, pur avendo proclamato la vittoria infinite volte, forse illudendosi che ancora si creda in questo genere di annunci. Il prezzo del carburante per il consumatore americano ha raggiunto livelli elettoralmente intollerabili, e l’età dell’oro annunciata all’inizio del mandato presidenziale si sta smarrendo dentro i serbatoi delle autovetture.
Il secondo si è infilato in una guerra all’Ucraina che non riesce né a vincere né a perdere, logorando così il sistema economico russo. E sul campo di battaglia, le evoluzioni delle ultime manovre non hanno certo portato buone notizie alla Russia. Come ha scritto l’Institute for the Study of War di Washington, “le forze ucraine hanno sconfitto la campagna russa del 2026 volta a conquistare l’oblast di Donetsk … Non vi è, pertanto, alcun fondamento per ritenere che le forze russe siano in grado di occupare il resto dell’oblast di Donetsk in tempi brevi – né tantomeno è possibile prevedere se esse riusciranno mai a completare, con la forza, la conquista di questa regione”. Secondo alcune stime, le ultime operazioni militari ucraine hanno consentito la riconquista di 277 chilometri quadrati.
Ecco dunque la necessità del reciproco aiuto, ovviamente ai danni dell’Ucraina e, attraverso di essa, dell’Europa. Prima il Presidente americano chiede a Kiev di non attaccare più le raffinerie russe, una delle più misure più efficaci per rallentare e frenare la macchina bellica del Cremlino. Poi annuncia la sospensione delle sanzioni statunitensi sul gasolio russo, sperando che con questa misura il prezzo del carburante per gli automobilisti americani si abbassi prima delle elezioni. Poi annuncia una tregua dei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche russe e ucraine, senza che gli ucraini ne sappiano qualcosa: ovviamente i russi hanno continuato a bombardare tutto quello che vogliono. Poi accusa Zelensky, che sta difendendo il suo Paese, di essere la causa della mancata “pace” in Ucraina, e nessuna parola la spende su Putin, che ha aggredito l’Ucraina.
Per un pugno di gasolio, il Presidente degli Stati Uniti sta disperdendo ogni residuo di valori politici liberali che l’America ha conquistato nella sua storia recente. Dall’altra parte, ogni misura che attenua la pressione sanzionatoria sugli idrocarburi russi consente al Cremlino di avere nuove risorse finanziarie per continuare la guerra contro gli ucraini.
Arriverà, finalmente, novembre, e con esso le elezioni negli Stati Uniti. E con esso arriverà anche l’inverno ucraino. Mosca ha fretta di tesaurizzare la grande opportunità di avere Donald Trump alla Casa Bianca: con nessun altro presidente americano potrà ricevere vantaggi come quelli che può avere ora. Ma il tempo stringe, se Trump perde le elezioni si può complicare tutto per Mosca. Perciò la chiamata alle armi per tutti i putiniani d’Europa (e d’Italia) è ora, la richiesta di non appoggiare più Kiev è pressante, continua. Putin sa che può sconfiggere l’Ucraina solo con la complicità di Trump: se il presidente americano viene azzoppato nelle elezioni di midterm, Putin perde un’occasione d’oro.
Il marconista di bordo
