Siamo stati incuriositi dalla miniserie televisiva La valle dell’Eden (2026), appena resa disponibile sulla piattaforma Netflix, per due motivi. Il primo riguarda il libro a cui si ispira, l’omonimo romanzo di uno dei più grandi scrittori americani del secolo scorso, John Steinbeck, insignito nel 1962 del Premio Nobel per la letteratura. Il secondo motivo riguarda il film del 1955, nel quale recitava uno dei miti del cinema statunitense, James Dean. Ebbene, la curiosità iniziale è stata ben riposta.

In sette puntate viene ripercorsa la saga della famiglia Trask, nella quale due generazioni si confrontano da un lato con il rapporto tra malvagità e onestà, tra predisposizione innata e influenza ambientale, tra predestinazione e libero arbitrio, e dall’altro con le relazioni familiari tra padri e figli, e soprattutto tra fratelli.

In termini biblici, si possono trovare nella trama molte assonanze, soprattutto con il libro della Genesi.

L’Eden è il paradiso terrestre nel quale vengono collocati Adamo ed Eva, e nel film la valle dell’Eden è rappresentata dalla valle di Solinas, in California, dove i due principali protagonisti, Adam Trask e Cathy Ames, mettono su casa e famiglia. La misteriosa Cathy subisce questa scelta, non vede l’ora di andarsene dall’Eden/Solinas, e lo farà interpretando al tempo stesso il doppio ruolo biblico di Eva e del serpente. Il rapporto tra Adam e suo fratello Charles, e poi tra i due fratelli gemelli Aaron e Cal, figli di Adam, richiamano la relazione tra Caino e Abele. E la parola chiave del film, timshel, è il termine ebraico la cui traduzione letterale è “tu puoi”, che indica la facoltà umana del libero arbitrio, della responsabilità che ciascuna persona ha nella scelta tra il bene e il male.

La figura centrale della serie è Cathy, un po’ Eva e un po’ serpente, crudele e spietata, falsa e fredda. Finisce per lucrare sulle debolezze e sulle depravazioni degli uomini. Da essi non cerca di tirar fuori il meglio che possono o potrebbero avere, si limita a tirar fuori i loro soldi, scaricando su di loro la responsabilità morale delle nefandezze consumate. È soprattutto intorno a questa figura che ruotano le sottolineature circa la differenza tra il personaggio letterario raccontato da Steinbeck, e il personaggio cinematografico rappresentato dai registi Garth Davis, australiano, e Laure de Clermont-Tonnerre, francese. Nel libro, la sua malvagità viene attribuita sostanzialmente solo al libero arbitrio di Cathy, mentre nella serie televisiva si allude anche alla possibile influenza esercitata su di lei dalle tragedie familiari vissute nell’infanzia.

Gli attori appaiono all’altezza delle ambizioni della serie. L’interpretazione del ruolo-chiave di Cathy è stata affidata all’attrice britannica Florence Pugh, ed è stata una scelta sicuramente azzeccata. Buona anche l’interpretazione del marito, cieco nell’amore verso Cathy e severo nell’educazione dei figli, svolta dall’attore americano Christopher Abbott. Fotografia molto bella. Una serie che merita di essere vista.