Pier Ferdinando Casini è in Italia un protagonista della Seconda Repubblica, nato e cresciuto nella Prima. Ha recentemente dato alle stampe una raccolta di discorsi tenuti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica dal 1987 al 2025, preceduta da un dialogo con il professor Paolo Pombeni. Al centro dell’aula è il titolo del libro, edito dal Mulino nel 2025.

Casini siede in Parlamento dal 1983, per otto legislature a Montecitorio e per tre (finora) a Palazzo Madama. Ma è stato anche molte altre cose: segretario politico del Centro Cristiano Democratico (CCD), presidente della Camera dei Deputati dal 2001 al 2006, presidente dell’Internazionale democratica centrista dal 2006 al 2015, presidente dell’Unione interparlamentare dal 2005 al 2008. Non ha mai fatto il ministro, e nell’intervista a Paolo Pombeni ne spiega la ragione, affidata non solo alla casualità degli eventi.

Tra tutti gli argomenti trattati ne vogliamo segnalare alcuni, primo fra tutti quello molto caldo da alcuni anni: l’immigrazione. Già da presidente della Camera intervenne più volte in favore del cosiddetto ius soli, “convinto che non si potessero non legare a un destino comune i ragazzi nati o cresciuti in Italia, seduti sui banchi di scuola accanto ai nostri figli”. Ciò che ci sorprende, e che sembra aver sorpreso lo stesso Casini, è che allora non ci furono reazioni ostili da parte degli alleati di centrodestra, “un fatto che dimostra come, da allora, sia profondamente cambiata – e direi regredita – la sensibilità del Paese su questi temi”.

Un altro tema interessante è il suo giudizio su Silvio Berlusconi, frequentemente citato nel corso dell’intervista. Gli riconosce capacità di tenuta, intuito strategico, l’opportunità offerta agli elettori orfani della Democrazia Cristiana e dei partiti laici di una nuova rappresentanza politica. Il fondatore di Forza Italia parlò spesso di rivoluzione liberale, ma a differenza della parallela esperienza spagnola del popolare Aznar, Berlusconi “non passò mai dalle parole ai fatti”.

Anche sulla Russia, Casini esprime posizioni condivisibili. “Putin ha riscoperto la tradizione imperiale russa e ha iniziato a presentarsi come il difensore di una cristianità violata dalla cultura woke dell’Occidente. Non mi pare che sia il più credibile interprete di una rinascita cristiana”. In Russia siamo tornati alla “repressione del dissenso, con gli omicidi di giornalisti e politici. Emblematico per tutti il caso Navalny. Espansionismo esterno e involuzione interna del regime sono due facce della stessa medaglia”.

Casini esprime sull’invasione russa dell’Ucraina una ferma posizione europeista e atlantica: il sostegno a Kiev è privo di tentennamenti.

Ma c’è un ultimo argomento che ci preme evidenziare. Come abbiamo già detto, Casini non ha mai fatto il ministro, nonostante il lungo corso politico vissuto in questi decenni. Sembra trattarsi di una sorta di vocazione istituzionale. “Quella carica [la presidenza della Camera dei Deputati, ndr] fu per me un momento di svolta nel mio percorso politico: esaurita la fase del mio impegno partitico, ebbi modo di comprendere che proprio nelle istituzioni ero forse in grado di dare il migliore contributo”.

Un libro “istituzionale”, quello di Pier Ferdinando Casini, in cui si riportano discorsi parlamentari, non quelli di partito. Un libro ispirato alla centralità del Parlamento. Un libro “presidenziale”? Gli eventi futuri saranno galantuomini. Intanto il libro è da leggere.