Il ritorno dell’attenzione, anche in Italia, sulle squallide vicende di sfruttamento sessuale che hanno visto protagonisti il miliardario americano Jeffrey Epstein e la compagna inglese Ghislaine Maxwell, inducono a riproporre la visione del documentario intitolato Ghislaine Maxwell: soldi, potere e perversione (2022), realizzato con la regia delle americane Maiken Baird e Lisa Bryant.
Il documentario racconta la vita personale e le vicende processuali di Ghislaine attraverso le testimonianze di alcune vittime e dei loro avvocati. Si tratta di Annie Farmer, Liz Stein, Sarah Ransome, e di altre tre giovani ragazze (“Kate”, “Jane” e “Mary”) presentate con degli pseudonimi.
Il documentario racconta una storia fatta di feste scintillanti e di adescamenti perversi, di lustrini e di squallore, di principi reali e di povere minorenni sfruttate, di lusso e di depravazione.
Ghislaine era la figlia di uno dei magnati della stampa e della comunicazione britannica, Robert Maxwell, proprietario del Daily Mirror e di altre società inglesi, un autentico padre padrone. Ghislaine stravedeva per il padre, e probabilmente lei era la sua figlia prediletta. La sua infanzia e la sua gioventù la trascorse tra il palazzo di famiglia, l’Università di Oxford dove si laureò, feste impeccabilmente organizzate e frequentazioni reali.
Quando Robert Maxwell morì in circostanze sospette, cadendo (forse) in mare dal suo yacht, Ghislaine rimase molto colpita dalla perdita, e si trasferì negli Stati Uniti. Poco dopo la scomparsa, venne a galla una vicenda che dipinse al meglio il profilo etico e professionale del padre: Robert Maxwell aveva infatti saccheggiato il fondo pensione dei dipendenti, lasciandoli privi di almeno la metà del valore delle pensioni a cui avrebbero avuto diritto.
Negli USA Ghislaine si lega al miliardario Jeffrey Epstein, continuando a fare la vita che faceva in Inghilterra: feste, frequentazioni altolocate (Clinton, Trump), ed altro… Di fatto sembra aver sostituito, consapevolmente o inconsapevolmente, il padre con Jeffrey Epstein. A lui rimase comunque legata per molti anni, fino allo scoppio dello scandalo.
Ghislaine Maxwell svolgeva per Epstein il compito della moglie, della faccendiera e della segretaria. Sostanzialmente era una maitresse, che riforniva Epstein e i suoi altolocati “amici” di ragazze e ragazzine per soddisfare le loro voglie. Lo faceva in cambio di cosa? In cambio di soldi. I soldi erano l’unica ancora di salvataggio per la sua vita, l’unica sicurezza nella sua esistenza.
Nel documentario, le testimonianze la definiscono uno “squalo”, una donna “spumeggiante” ed “elettrizzante”, che “conosceva tutti”, “flirtava e incoraggiava a flirtare”, dotata di una “incredibile energia sessuale”.
“lo sono la benzina, lui è il fiammifero” diceva Ghislaine Maxwell di Jeffrey Epstein. Lui si è suicidato, lei è stata condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori.
