Prende il titolo dall’omonima piazza di Berlino, il libro di Fabio Stassi Bebelplatz (2024), edito da Sellerio. Un libro ben scritto, curato, godibilissimo, che ci accompagna in un viaggio dell’autore in alcune città della Germania contemporanea, in alcune suggestioni della Germania nazista, e in parte della letteratura italiana del Novecento.
Bebelplatz ci riporta ai mesi immediatamente successivi alla presa del potere di Hitler e dei gerarchi nazisti, e ci racconta una delle svariate piazze tedesche in cui andò in scena la cerimonia del “Bücherverbrennungen”, ossia i roghi dei libri considerati inammissibili dal nuovo regime, e dunque da eliminare per sempre dall’orizzonte culturale della nuova Germania.
“L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo di carattere” proclamò il ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels il 10 maggio 1933 davanti ad una piazza gremita da migliaia di persone, prima di dare alle fiamme le opere letterarie della cultura di lingua tedesca, da Heinrich Mann a Sigmund Freud, da Bertolt Brecht a Erich Maria Remarque, e moltissimi altri ancora.
Il fuoco è un elemento ricco di suggestioni paganeggianti, purificatrici, rituali. Bruciare i libri non significa solo distruggerli, ma soprattutto eliminarli da ogni orizzonte formativo e culturale, fare pulizia nella coscienza degli uomini. Una esaltazione lugubre della forza distruttiva delle fiamme, premonitrici delle fiamme che il nazismo avrebbe appiccato all’Europa.
“Si tratta di un atto forte e simbolico” continuò Goebbels nella notte dei roghi dei libri “un atto che dovrebbe informare il mondo intero sulle nostre intenzioni”.
Fabio Stassi ha svolto una approfondita ricerca per capire se tra le opere accatastate e date alle fiamme vi fossero anche libri di autori italiani. Le sue ricerche lo hanno portato a stilare una lista di cinque scrittori: Pietro Aretino, Giuseppe Antonio Borgese, Emilio Salgari, Ignazio Silone e Maria Assunta Giulia Volpi. “Quattro uomini, e soltanto una donna. Provai a immaginarmeli insieme. Un poeta licenzioso del Cinquecento, uno scrittore per ragazzi, una scrittrice di romanzi rosa e due autori antifascisti del sud d’Italia: una compagnia di giro davvero singolare”.
Gran parte del libro viene dedicata all’approfondimento di questi cinque autori e delle loro opere, alla ricerca delle ragioni che possono aver attirato su di loro la furia devastante dei nazisti, arrivando ad alcune conclusioni interessanti.
“Pietro Aretino e Maria Volpi sono il capo e il termine della lista. Alla base, il cantore rinascimentale del desiderio maschile; in cima, l’affermazione disinibita da parte di un’autrice di successo del desiderio e del piacere femminili. Nel mezzo di questo comune elogio della libertà, che apre e chiude ogni discorso, posso ora distinguere e accostare il pacifismo cosmopolita di Giuseppe Antonio Borgese, l’antimperialismo internazionalista di Emilio Salgari, l’antifascismo radicale e archetipico di Ignazio Silone, per i nazisti tutte malattie da estirpare dalla coscienza e dalla storia”.
Ma Fabio Stassi riflette soprattutto sulla letteratura, sulle differenze tra scrittori e letterati, una riflessione che sembra rimettere in discussione anche l’autore stesso.
Bebelplatz è un libro che merita attenzione e una lettura aperta alla curiosità e alla ponderazione, avendo sempre ben presente come la letteratura sia soprattutto libertà.
