Il bel film di Pietro Marcello intitolato Duse (2025) è stato presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è appena uscito nelle sale cinematografiche. Ci racconta gli ultimi anni della vita di Eleonora Duse, la “Divina”, una delle più grandi interpreti teatrali italiane, un vero e proprio monumento del teatro italiano a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Il film è efficace nel dipingere l’Italia della Prima Guerra Mondiale, e del sostegno della Duse ai soldati italiani al fronte, e dei turbolenti anni del dopoguerra, che incubano la nascita e la crescita del fascismo. Non importa se la scala temporale non corrisponde agli anni effettivamente vissuti dalla Duse (lei morì nel 1924), ciò che conta è fornire un’atmosfera, una tensione, un ambiente della vita italiana sullo sfondo del quale si consumano gli ultimi fuochi delle esperienze teatrali della “Divina”. Siamo dunque testimoni di un pestaggio operato da una squadraccia fascista ai danni di un conoscente della Duse, ma in altra parte del film si odono anche le parole di Mussolini pronunciate nel discorso sulla dichiarazione di guerra (effettivamente tenuto sedici anni dopo la morte di Eleonora Duse).

Ma il fil-rouge di questa atmosfera politica e sociale viene rappresentata soprattutto dalla storia del Milite Ignoto. In un clima di grande emozione per il Paese, la salma del Milite Ignoto venne trasportata in treno da Aquileia a Roma, attraversando un’Italia silente, partecipe di una commozione generale, unita nel dolore e nel rispetto verso i combattenti e i caduti della Grande Guerra. Il Milite Ignoto raccoglie ovunque il plauso delle folle, mentre ormai la nota attrice Eleonora Duse ha sempre più difficoltà a trovare consensi e applausi.

Molti i richiami alla vita teatrale, alla fatica delle prove, alla tensione dei debutti in teatro, tutti realizzati con naturalezza e competenza.

La recitazione di Valeria Bruni Tedeschi, che interpreta la “Divina”, risulta superlativa: si è calata magistralmente nei panni della Duse, nelle sue fragilità senili e nella delicatezza dei rapporti umani. Fausto Russo Alesi è un Gabriele D’Annunzio mostrato nelle sue debolezze dopo il volo dalla finestra alla villa Cargnacco, forse più consapevole della sua amata delle strumentalizzazioni operate dal regime verso i più noti volti dell’Italia. Mimmo Borrelli interpreta un inutilmente aulico e pomposo Ermete Zacconi.

La fotografia merita una segnalazione positiva, e la regia un commento ancor più lusinghiero. Una certa malinconia pervade lo spettatore alla fine del film, come s’addice al tramonto di una tal grandezza come quella di Eleonora Duse.