Due donne alla guida del Regno Unito e della Francia, due medesime ambizioni politiche diversamente vissute, due mariti di opposta umanità, un rapimento e un colpo di Stato, una figlia in età adolescenziale e un figliastro coinvolto in una storia da amanti del porno. Molti sono gli ingredienti della miniserie inglese Hostage (2025), tutti contrassegnati curiosamente dal numero due.
La miniserie ci conferma nella convinzione che la cinematografia inglese è molto abile nella realizzazione di questa tipologia di produzioni, dove il genere thriller si innesta su temi politici e sociali d’attualità non solo per il presente, ma anche per il futuro prossimo.
Siamo a Londra, la capitale di un Paese scosso dalle conseguenze di importanti tagli al bilancio statale che hanno colpito sicuramente gli stanziamenti per il settore della sicurezza e della difesa, contestualmente alle gravi difficoltà nella catena di approvvigionamento di medicinali salvavita, quali per esempio quelli antitumorali.
Il lungo vertice tra le due potenti donne parte su uno sfondo fatto di attriti irrisolti: la premier inglese Abigail Dalton aveva mesi prima parlato della presidente francese Vivienne Toussaint come di una radicale di estrema destra, credendo che i microfoni di una conferenza fossero spenti. Non si amano, evidentemente, al punto che alla richiesta di aiuto della premier Dalton per ricevere una fornitura straordinaria di medicinali, la presidente Toussaint condiziona l’accoglienza della richiesta allo schieramento di soldati francesi sul suolo britannico per tenere sotto ferreo controllo il fenomeno dell’immigrazione, su cui si è spesa molto a Parigi.
Tutto viene sconvolto dal rapimento del marito di Abigail Dalton, nella Guyana francese per Medici senza Frontiere. La richiesta dei rapitori consiste nelle dimissioni immediate della premier inglese. Lei tiene nascosta la notizia, cercando di risolvere riservatamente la situazione, mentre il vincolante aiuto della presidente Toussaint (il rapimento è avvenuto in territorio francese) per intervenire con la forza naufraga inspiegabilmente all’ultimo istante.
Le due donne di potere sono entrambe ricattate sul piano familiare, e per uscirne serve il colpo d’ala dell’inglese. A quel punto anche la francese si scioglie, e affrontano insieme una congiura che potrebbe sfociare in un vero e proprio colpo di Stato, con complicità inaspettate.
Senza rivelare i vari colpi di scena e gli sviluppi della trama, dalla visione del film riceviamo un messaggio finale di concordia tra i due Governi europei. Anche se scontata in qualche sua parte, la serie ci è piaciuta più dell’interpretazione dei singoli attori, sicuramente sufficiente ma non magistrale. L’inglese Suranne Jones interpreta la premier britannica, troppo piagnucolosa e spaventata nella gestione della crisi politica e familiare, mentre la francese Julie Delpy dà vita alla presidente della Repubblica di Francia, algida e cinica finché nei guai non ci finisce anche lei.
La grave crisi di approvvigionamento dei medicinali in Inghilterra ci ha ricordato gli effetti della Brexit sul commercio. La presidente francese, con le sue politiche sull’immigrazione, assomiglia a Marine Le Pen. Il marito della premier britannica personifica la sinistra inglese, mentre quello della presidente francese è l’emblema del potere mediatico e finanziario della destra (anche un po’ estrema) francese. Il figliastro sembra l’espressione perfetto delle pruriginose alcove francesi. E la messa in pericolo degli assetti democratici del Paese in nome di un malinteso patriottismo ci sembra piuttosto attuale. Insomma, la miniserie merita vederla.
