Tre mesi fa gli olandesi vennero chiamati alle urne anticipatamente per rinnovare il loro Parlamento, dopo il fallimento dell’esperienza governativa dell’estrema destra anti-immigranti e anti-europeisti. L’esito elettorale registrò la frenata dell’onda lunga nazional-populista e l’aumento dei consensi dei tradizionali partiti europeisti olandesi, ma in misura non ancora sufficiente a garantire la stabilità governativa.
Il Parlamento dell’Aia è molto frammentato, per la verità ormai da anni. Difficilmente il nuovo Governo potrà godere di una salda e sicura maggioranza, anche se oltre le Alpi gli agguati parlamentari non sono frequenti come da noi.
Al momento è stato stretto un accordo, annunciato il 27 gennaio scorso, per un Governo di minoranza fra i tre principali partiti europeisti: D66 (liberali progressisti), VDD (liberali conservatori), e CDA (democristiani).
Il probabile Primo ministro sarà Rob Jetten, liberale progressista, 38 anni, il più giovane capo di governo della storia dell’Olanda, che ha guidato tre mesi fa il suo partito D66 ad una sorprendente vittoria elettorale, riuscendo a sorpassare seppur di pochi voti il partito di estrema destra PV di Geert Wilders.
La scelta di perseguire la strada di un Governo minoritario risulta piuttosto insolita, ma anche i problemi che l’Olanda (e l’intera Europa) debbono affrontare sono francamente insoliti. Per il nuovo Governo non sarà comunque facile trovare un giusto compromesso finanziario e politico per contribuire alla sicurezza internazionale, garantire la sicurezza interna, realizzare un’edilizia residenziale a prezzi accessibili (tema molto sensibile nei Paesi Bassi), controllare l’immigrazione e incrementare gli investimenti nella nuova economia.
Il 30 gennaio scorso, la coalizione dei tre partiti europeisti ha divulgato il progetto del nuovo Governo, contenuto in un documento di 67 pagine. Il profilo generale del progetto si fonda sul recupero della tradizione olandese alla mediazione politica, dopo gli anni della rottura e dell’estremismo.
Si intende risolvere la crisi immobiliare, e al tempo stesso congelare i tagli all’istruzione e agli aiuti internazionali. Uno dei settori più colpiti, nell’ambito della spesa sociale, sarà quello sanitario e della previdenza sociale.
Un capitolo a parte è quello relativo alla difesa e alla sicurezza. Il mondo si è talmente incarognito che anche Olanda deve far fronte ad un aumento della spesa militare. Si prevede, tra l’altro, un “contributo alla libertà”: si tratta di una tassa pari a circa 184 euro annui per cittadino, al fine di incrementare il budget per la difesa. Il sostegno all’Ucraina è confermato.
Il tema più delicato rimane quello dell’immigrazione, che negli anni passati ha provocato un generale spostamento verso l’estremismo e il populismo, e che ancora oggi è particolarmente sensibili in fasce rilevanti della popolazione. L’orientamento della nuova coalizione governativa sembra quello di adeguarsi alle scelte fatte in materia dall’Unione Europea.
Il gruppo parlamentare del partito di estrema destra PVV ha già subito una scissione interna, mentre il partito di sinistra GroenLinks/PvdA, tra molti distinguo, mostra disponibilità a sostenere alcuni provvedimenti del nuovo Governo, soprattutto in materia ambientale e dell’edilizia residenziale. Ma nulla ancora è definito.
Il marconista di bordo
