L’anno 2025 è stato contrassegnato dal ritorno al dialogo tra Stati Uniti e Federazione Russa, anche se sarebbe più corretto parlare del dialogo tra Donald Trump e Vladimir Putin. La retorica pubblica ha inquadrato questo colloquiare all’interno di una cornice di pace, apparentemente così importante per entrambi i leader. Ma allora, quale è il bilancio annuo di questi dialoghi per gli ucraini? La risposta è semplice: un numero di morti e feriti tra i civili sempre più alto. Se non fosse un’immane tragedia, ci sarebbe da ridere.
I Rapporti sulla situazione dei diritti umani in Ucraina, a cura dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (OHCHR), forniscono la misura dell’incremento delle vittime civili ucraine nell’ultimo anno rispetto al 2024.
Nel semestre iniziato il 1° dicembre 2024 e terminato il 31 maggio 2025, i civili ucraini uccisi sono stati 968 e quelli feriti 4.807, con un incremento pari al 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel semestre dal 1° giugno al 30 novembre 2025 i civili ucraini uccisi sono stati 1.420, mentre quelli feriti ammontano a 6.545, con un aumento pari al 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’ultimo Rapporto dell’OHCHR, uscito il 9 dicembre scorso, specifica a pagina 8 che “il 97% delle vittime civili si è verificato nel territorio controllato dall’Ucraina, mentre il 3% si è verificato nel territorio occupato dalla Federazione Russa”. Tanto per chiarire chi sta ammazzando i civili.
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Secondo i dati raccolti da ACLED (Armed Conflict Location & Event Data), gli eventi bellici registrati nel 2025 nella banca dati, costituita da battaglie terrestri, attacchi aerei e con droni, bombardamenti d’artiglieria, attacchi con esplosivi ed eventi violenti contro i civili, sono aumentati di oltre il 42% rispetto al 2024. Il 42% è una percentuale straordinariamente alta, passata ormai sotto silenzio tra le distrazioni più o meno volute di una pubblica opinione segnata da una crescente indifferenza.
Più gli americani e i russi parlano di pace in Ucraina, e più gli ucraini muoiono per mano russa. Non c’è bisogno di essere un genio per capirne il perché: le difese ucraine sono più fragili di prima, i rifornimenti militari sono più lenti e rarefatti, e i russi riescono ad uccidere di più. Preso atto che la Russia non ferma la sua guerra di aggressione, per ridurre le vittime ucraine bisognerebbe aumentare le forniture militari difensive a Kiev.
Il presidente della Federazione Russa deve capitalizzare ad ogni costo la presenza di Donald Trump alla Casa Bianca. Non avrà più un’occasione come questa. E quindi: avanti con i bombardamenti, avanti con il congelamento della popolazione civile nel duro inverno ucraino, avanti con una disinformazione diretta a riempire i cervelli di “volontà di pace” mentre nella realtà viene accresciuto (e di molto) lo sforzo bellico contro gli ucraini.
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Secondo lo CSIS (Center for Strategic & International Studies) di Washington, con questo tasso di crescita delle operazioni militari russe, è stimabile di poter arrivare a raggiungere la cifra di 2 milioni di vittime tra russi e ucraini entro la primavera del 2026: questo significa che, dall’inizio dell’aggressione russa del 24 febbraio 2022, le stesse forze armate russe avrebbe subito circa 1,2 milioni di vittime, ovvero le perdite più grandi mai sostenute da una qualsiasi grande potenza militare in una qualsiasi altra guerra dalla fine del Secondo conflitto mondiale.
Va detto anche che, dopo la ripresa dell’offensiva nel 2024 da parte russa, l’avanzata dell’esercito di Mosca nelle sue campagne più importanti avviene con una velocità media compresa tra i 15 e i 70 metri al giorno: stiamo parlando di una delle più lente campagne offensive mai registrate in qualsiasi guerra del Novecento.
I cupi sogni di gloria del Cremlino stanno partorendo una realtà orrenda di morti, feriti, mutilati, sfollati, rifugiati, vedove, orfani, a cui si sommano rovine e distruzione di abitazioni, ospedali, scuole, chiese. Un immenso crimine contro l’umanità continua a crescere nella nostra Europa.
