La giuria della 79° Festival del cinema di Cannes ha votato i vincitori dei premi di quest’anno. Un regista romeno (C. Mungiu) vince la Palma d’oro, un regista russo (A. Zvjagincev) vince il Grand Prix, due registi spagnoli (J. Calvo e J. Ambrossi) e un regista polacco (P. Pawlikowski) vincono ex-aequo il Premio per la migliore regia, uno sceneggiatore francese (E. Marre) vince il Premio per la migliore sceneggiatura, una regista tedesca (V. Grisebach) ha vinto il Premio della Giuria, un’attrice belga (V. Efira) e una giapponese (Tao Okamoto) vincono ex-aequo il Premio per la migliore attrice, un attore belga (E. Macchia) e uno francese (V. Campagne) vincono ex-aequo il Premio per il migliore attore. E gli italiani? Spariti.
Vediamo i film che stimolano la curiosità o l’interesse ad essere visti nelle sale cinematografiche. Innanzitutto il film vincitore della Palma d’oro: Fjord (2026) che è valso il secondo successo a Cannes al regista romeno Cristian Mungiu, dopo la vittoria risalente al 2007. È una storia di emigrazione e di integrazione, di culture diverse che si incontrano, apparentemente si accordano, ma poi finiscono per scontrarsi. Una famiglia romena emigra nel nord Europa, in un paesino che si trova in un fiordo norvegese, e non tutto riesce a comporsi.
Un altro film che ci interessa è Minotaur (2026). È ambientato nel 2022 nella città russa di Krasnoborsk, una cittadina di provincia, allorché l’amministratore delegato di una ditta di spedizioni si trova a dover compilare una lista di dipendenti per l’arruolamento nell’esercito e per essere spediti in Ucraina a combattere. Il mondo è sempre più instabile, compresa la sua vita privata.
Un terzo film d’interesse è Fatherland (2026), che ci porta nella Germania devastata del secondo dopoguerra. Il grande scrittore tedesco Thomas Mann, costretto a fuggire negli Stati Uniti durante il nazismo, rientra per la prima volta nella sua madrepatria, compiendo insieme alla figlia un viaggio tra Francoforte (occupata dagli americani) a Weimar (occupata dai sovietici). Girato in bianco e nero, il film ripropone i temi della colpa e dell’identità.
Un quarto film, anch’esso incentrato sulla storia tormentata dell’Europa, è Notre Salut (2026) ambientato nella Francia del regime collaborazionista di Pétain. A Vichy il protagonista trova l’opportunità di entrare a far parte dell’amministrazione del nuovo governo, aspirando a pubblicare un suo manoscritto finalizzato a riscattare la Francia in un’epoca turbolenta e rischiosa.
Altri film presentati a Cannes riteniamo siano meritevoli di attenzione. Il giudizio generale della critica è stato quello di un buon Festival e di buoni film. Che attendiamo di vedere.
