Il 12 luglio scorso si è aperta ad Hannover, in Germania, la conferenza annuale del Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei (ICCJ) con l’intervento di saluto del Presidente della Conferenza episcopale tedesca mons. Heiner Wilmer, vescovo di Münster. L’ICCJ dal 1947 si è impegnato nel rinnovamento delle relazioni ebraico-cristiane, promuovendo la cooperazione e la reciproca comprensione tra ebrei e cristiani.
L’intervento del mons. Wilmer, che riportiamo integralmente, ricorda il valore del dialogo tra ebrei e cristiani, contiene anche la “grande preoccupazione” per il crescente risorgere di sentimenti antisemiti in Germania, cosa che riporta alla mente una delle stagioni più cupe della storia europea. “La crescente ostilità e le minacce contro gli ebrei in Germania e nel mondo mi riempiono di grande preoccupazione e ribadiscono ancora una volta quanto indispensabili rimangano la vigilanza, la solidarietà e l’azione decisa”.
Intervento del Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, mons. Heiner Wilmer, all’apertura della conferenza annuale del Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei
Hannover, 12 luglio 2026
Stimati Presidenti, Presidenti Onorari e Membri del Consiglio Internazionale dei Cristiani ed Ebrei, stimati rappresentanti delle comunità ebraiche, delle chiese, del mondo accademico e di tutti coloro che sono impegnati nel dialogo cristiano-ebraico, sono lieto di trasmettervi oggi i saluti della Conferenza Episcopale Tedesca.
Il tema di questa conferenza – “Pentimento, Riparazione e Riconciliazione: Risorse Religiose per Tempi Tumultuosi” – affronta questioni di fondamentale importanza oggi. Viviamo in un mondo segnato da guerre, conflitti, polarizzazione e una spaventosa perdita di fiducia. I dolorosi conflitti del nostro tempo, in particolare in Medio Oriente, colpiscono cristiani ed ebrei in modo particolare. Mettono a dura prova le relazioni esistenti. Molti si chiedono come si possa raggiungere la riconciliazione e come si possano risanare i rapporti interrotti. È quindi ancor più importante mantenere aperti gli spazi di dialogo in cui l’ascolto reciproco, il rispetto e la comune ricerca della pace rimangano possibili.
Vi sono profondamente grato, cari rappresentanti dell’ICC), per aver assunto questo compito e aver creato uno spazio dedicato proprio a questo scopo nell’ambito di questa conferenza annuale. Ciò si aggiunge all’eccellente lavoro che l’ICCJ svolge da anni per il dialogo cristiano-ebraico a livello internazionale. Con grande perseveranza e lungimiranza, vi impegnate a costruire ponti e a dare vita al dialogo. Così facendo, dimostrate che un dialogo autentico è molto più di un semplice scambio di posizioni. Si nutre di fiducia, di incontri personali e, non da ultimo, della volontà di affrontare anche le questioni più difficili della storia e del presente. Attraverso il vostro impegno, dimostrate come il rispetto e la stima reciproci, pur riconoscendo tutte le differenze, possano generare un senso di responsabilità condivisa per la nostra società. Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che contribuiscono a questa causa all’interno dell’ICC) con passione, competenza e spesso grande dedizione personale. Tutti voi qui riuniti oggi, attivi nelle vostre rispettive associazioni per la cooperazione cristiano-ebraica e non solo, a livello nazionale e internazionale, state dando un contributo indispensabile.
È dunque per me un immenso piacere e un onore darvi il benvenuto alle consultazioni e agli incontri che si terranno quest’anno in Germania. In un Paese dove, a causa delle circostanze storiche, le questioni di “Pentimento, Riparazione e Riconciliazione” rimangono di fondamentale importanza, il dialogo ebraico-cristiano è un esempio di come la fiducia possa rifiorire, anche dopo i più gravi fardelli storici. Negli ultimi anni, l’amicizia, la comprensione e la fiducia sono riemerse dalla diffidenza, dalla svalutazione e dalla distanza, soprattutto dopo la dichiarazione conciliare Nostra aetate, di cui abbiamo avuto il privilegio di celebrare il 60° anniversario lo scorso anno. Questo sviluppo rappresenta una delle esperienze più incoraggianti di azione ecclesiastica e sociale nel dopoguerra. Per questo, desidero esprimere un ringraziamento particolare ai nostri partner di dialogo ebraici che, nonostante le mancanze del passato, hanno riposto ancora una volta la loro fiducia in noi, rendendo possibile l’intraprendere questo cammino di conversione. Sebbene sarebbe presuntuoso parlare di riparazioni in questo contesto, queste esperienze rappresentano comunque un potente segno di speranza, perché dimostrano chiaramente che la riconciliazione non è un’ingenua illusione, ma una reale possibilità di convivenza umana. Alla luce delle sfide del nostro tempo, non dobbiamo perdere la speranza in questa possibilità: pace, giustizia e riconciliazione non vanno intese come ideali astratti e irraggiungibili, ma come compiti concreti ai quali ognuno di noi può contribuire. Questa responsabilità include, in particolare, la lotta contro ogni forma ed eccesso di antisemitismo. La crescente ostilità e le minacce contro gli ebrei in Germania e nel mondo mi riempiono di grande preoccupazione e ribadiscono ancora una volta quanto indispensabili rimangano la vigilanza, la solidarietà e l’azione decisa.
Nei prossimi giorni, questo convegno si concentrerà in particolare sul potenziale delle risorse religiose nell’affrontare tempi difficili come questo. Possa il dibattito qui ad Hannover contribuire a riscoprire questo potenziale e incoraggiarci ad assumerci insieme la responsabilità di un mondo più giusto e pacifico. E che possano continuare a rafforzare il dialogo cristiano-ebraico, che è tra i nostri più preziosi successi degli ultimi decenni.
Grazie mille.
