L’obiettivo che la Commissione Europea si è data con il lancio dell’iniziativa OceanEye il 3 giugno scorso è molto ambizioso: rendere l’Unione Europea il principale acquisitore e fornitore mondiale di informazioni nell’ambito dell’osservazione degli oceani. Il punto di partenza è semplice: gli oceani ricoprono il 70% della superficie del pianeta, ma la loro esplorazione non è ancora andata oltre il 5%. L’obiettivo della Commissione è quello di raggiungere entro il 2035 una quota del 35% del sistema globale di osservazione oceanica, garantendo al tempo stesso il 35% del mercato delle relative tecnologie.
L’iniziativa sarà in grado di apportare benefici nel campo ambientale (protezione degli oceani), climatico (previsioni meteo-climatiche), economico (pesca, acquacoltura), energetico (impianti offshore), commerciale (trasporti marittimi), nonché ovviamente nell’ambito della difesa e della sicurezza.
L’approccio UE all’osservazione oceanica si basa su quattro pilastri (la Commissione ama molto i “pilastri”). Innanzitutto è necessario, verrebbe da dire come sempre, migliorare la governance a livello europeo: più coordinamento tra gli Stati membri, l’industria e le organizzazioni di ricerca. L’idea è quella di creare un sistema oceanico digitale europeo, nel quale convogliare servizi già esistenti (Copernicus Marine Service, EMODnet, WISE Marine, WISE Freshwater).
Il secondo pilastro è costituito dai partenariati internazionali che l’UE intende avviare per colmare le attuali lacune nell’osservazione oceanica (regioni dell’emisfero australe, dell’Artico, delle acque profonde). Il terzo consiste nella realizzazione del gemello digitale europeo dell’oceano (European Digital Twin Ocean), ovvero la rappresentazione virtuale dell’oceano, e nel sostegno allo sviluppo e alla diffusione di nuove tecnologie. Infine, il quarto pilastro è il collegamento dell’iniziativa con il mondo della cultura, dell’istruzione e dello sviluppo delle competenze.
In termini finanziari, per l’avvio dell’iniziativa OceanEye l’UE attingerà al programma europeo Horizon per un ammontare di 92 milioni di euro di cui: 50 milioni per rafforzare il sistema globale di osservazione degli oceani; 12 milioni per sostenere i sistemi di dati oceanici globali, e per migliorarne la condivisione e l’accesso; 30 milioni per promuovere l’innovazione. Per garantire la continuità dell’iniziativa, la Commissione Europea prevede ovviamente il coinvolgimento degli Stati membri e di altri Paesi terzi nel sostegno finanziario all’osservazione degli oceani.
La cosiddetta “economia blu” è fondamentale per l’Europa. L’UE possiede circa 70 mila chilometri di coste, ben il 40% dei suoi cittadini vive nelle comunità costiere (entro 50 km dal mare) e nelle isole, e il 74% del commercio esterno dell’UE avviene via mare. L’occupazione nelle attività economiche legate agli oceani ammonta a circa 5 milioni di persone, e il valore aggiunto lordo sarebbe pari a circa 250 miliardi di euro.
