Quest’anno in Spagna si tengono le elezioni per il rinnovo di tre delle 19 Comunità autonome che costituiscono la ripartizione territoriale di primo livello del Paese iberico. Le elezioni si sono tenute l’8 febbraio in Aragona e il 15 marzo in Castiglia e León, mentre la terza consultazione dell’anno si terrà il 17 maggio in Andalusia. In tutte e tre il governo uscente delle Comunità autonome era appannaggio del Partito Popolare (PP), all’opposizione a livello nazionale.
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In Aragona, a febbraio, l’unico partito veramente vincitore è l’estrema destra di Vox: un +6,6% di voti in più rispetto alle elezioni del 2023, e il raddoppio dei seggi nel parlamento regionale, le Corti d’Aragona. I Popolari del PP perdono voti (-1,34%) e seggi (-2), i socialisti del PSOE perdono pesantemente sia voti (-5,17%) che seggi (-5).
Lo spostamento a destra dell’elettorato è un dato di fatto. Il PP rimane il primo partito, il PSOE il secondo, ma l’estrema destra aragonese si avvicina sempre più ai partiti tradizionali della politica spagnola. Nelle nuove Corti d’Aragona il PP ha 26 seggi, il PSOE 18, Vox 14, e gli altri 9 sono suddivisi tra l’Unione Aragonese, il movimento locale di Aragón Existe, e la Sinistra Unita.
Il governo aragonese uscente era frutto dell’alleanza tra i Popolari e l’estrema destra. Con questi risultati, difficilmente potrà essere fatto altrimenti anche nel futuro prossimo. Il voto conferma la grave crisi della sinistra spagnola, già segnalata nelle elezioni regionali in Estremadura a dicembre 2025.
Le statistiche forniscono un dato interessante: da quasi 50 anni a questa parte, chi vince in Aragona vince poi anche a livello nazionale.
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Rispetto a quanto accaduto in Aragona, nelle elezioni in Castiglia e León il PP ha aumentato del 4% i voti, raggiungendo la percentuale del 35,47% dei consensi, confermandosi come il primo partito della Comunità autonoma, governata dai Popolari da 39 anni. Ciò ha consentito di aumentare anche i seggi (oggi ne ha 33), ma non di poter costituire da solo un governo. A differenza di quanto registrato in Aragona a febbraio, il PSOE è riuscito ad incrementare sia i voti che i seggi nel parlamento regionale: sicuramente ciò è dovuto anche alla mobilitazione dell’elettorato di sinistra, galvanizzato nel frattempo dalla dura presa di posizione contro Trump assunta dal premier socialista Pedro Sánchez in merito alla guerra in Iran.
Anche per l’estrema destra di Vox in Castiglia e León l’esito elettorale è stato in parte diverso rispetto a quello rilevato in Aragona. I voti sono aumentati rispetto al 2022 (+1,3%) e anche i seggi (+1), ma niente di particolarmente entusiasmante, come se l’onda lunga si dovesse infrangere sempre sulla barriera al momento invalicabile del 20% dei consensi.
La formazione del nuovo governo della Comunità autonoma rifletterà il solito dilemma della destra democratica, in questo caso il PP: allearsi o non allearsi con l’estrema destra, in questo caso Vox? I Popolari, anche in Castiglia e León, hanno già rotto il tabù negli anni scorsi. E i numeri non lasciano molti spazi di manovra: se il PP intende formare un governo regionale, lo può fare solo con l’estrema destra, altrimenti dovrebbe intraprendere un inedito percorso di accordo con i socialisti del PSOE. In Germania l’accodo tra democristiani e socialisti è sempre più frequente, ma in Spagna i problemi appaiono più profondi.
