Il tempismo è perfetto, come il trumpismo. La Russia sta intensificando gli attacchi aerei sull’Ucraina, le lacune nella copertura aerea e nei sistemi anti-missile ucraini comportano morti, feriti e rovine quotidiani, una unità missilistica nord coreana equipaggiata con 120 missili balistici e sei lanciatori si starebbe dispiegando in Russia per colpire l’Ucraina (fonte: Reuters), e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe respinto la richiesta ucraina di fornire a Kiev centinaia di missili intercettori ucraini Patriot (fonte: Financial Times, rilanciata da Il Sole 24 Ore), vitali per salvare città e persone.

Prima di tutto qualche dato. Prendendo a riferimento le prime tre settimane di luglio (dal 1 al 24 del mese), gli eventi riferiti ad attacchi russi dall’aria contro l’Ucraina sono stati calcolati in 453, a cui vanno aggiunti quelli riferiti ai soli attacchi effettuati da droni (3.572). Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli attacchi russi dall’aria sono aumentati del 45%, e quelli riferiti ai droni del 96%.

Per Kiev la difesa aerea è cruciale per la sua sopravvivenza, dato che l’offensiva terrestre russa è impantanata da anni, non va né avanti né indietro. O per meglio dire: con i ritmi di avanzata degli ultimi anni, per la conquista dell’ultima parte della regione del Donbass ancora in mano ucraina sarebbero necessari a Mosca altri 10 anni di guerra. Per conquistare l’intera Ucraina, la Russia avrebbe bisogno di altri 89 anni di guerra. Un fallimento strategico e militare russo gigantesco, nonostante l’aggressione militare all’Ucraina perduri da un numero di mesi ormai superiore alla durata della Prima Guerra Mondiale.

A cosa servono i continui bombardamenti russi, quasi inutili ai fini della conquista territoriale? Servono a far fuggire gli ucraini dall’Ucraina, a spopolare il Paese, a desertificarlo, non solo quindi a fiaccarlo e indebolirlo, ma a consumarlo per svuotamento. Un qualcosa di aberrante, odioso, primitivo. Una forma occulta di sostituzione etnica.

Cosa può essere fatto dunque per sconfiggere l’Ucraina, ed essere sicuri che l’aggressione russa abbia successo? Due opzioni: la prima consiste nel rifornire l’aggressore russo di armi per continuare ad aggredire meglio e con più efficacia l’Ucraina, la seconda si basa nel non rifornire più l’Ucraina degli armamenti necessari per difendersi.

Alla prima opzione (armare i russi) ci stanno pensando da tempo gli iraniani e i nord coreani, mentre nessuno ha ancora capito il grado di coinvolgimento anche dei cinesi. Per la seconda opzione (disarmare gli ucraini) si stanno impegnando alcune forze politiche europee e statunitensi.

Ci sarebbe un’altra opzione per chiudere la guerra: gli aggressori russi smettono di aggredire, e se ne tornano a casa loro, da dove sono partiti nel febbraio del 2022. Si tratta di un’opzione che il finto pacifismo europeo non richiede mai a Mosca: si preferisce pretendere che Kiev accetti di capitolare. Così il proprio quieto vivere verrebbe appagato, e gli affari con la Russia potrebbero riprendere indisturbati.

Il marconista di bordo