L’8 novembre 1942 le truppe anglo-americane, sotto il comando supremo del generale Dwight Eisenhower, sbarcarono sulle spiagge del nord Africa, tra cui quelle prossime a Casablanca in Marocco. Diciotto giorni dopo, il 26 novembre 1942, venne presentato a New York in anteprima mondiale il film Casablanca del regista Michael Curtiz. Non c’è molto da aggiungere su un film che ha fatto la storia mondiale del cinema, se non le impressioni suscitate riguardandolo a oltre ottanta anni di distanza.

L’amore impossibile tra Rick e Ilsa sorge nella Parigi segnata dal cupo arrivo delle truppe hitleriane, e rinasce mesi dopo nella variopinta Casablanca caratterizzata dalla lunga attesa di un lasciapassare per fuggire a Lisbona e da lì verso gli Stati Uniti. Guardando il film ci ricordiamo il significato drammatico che ebbe la caduta di Parigi nelle mani dei nazisti: la Francia e la sua capitale erano stati da anni il rifugio di gran parte degli antifascisti e antinazisti europei, provenienti dall’Italia fascista, dalla Germania nazista, dalla Spagna franchista, da molti profughi politici o meno dall’Europa dell’Est dominata dall’insorgere di regimi autoritari, militaristi o ispirati al fascismo. Parigi fu il rifugio di tanti, e quando la Gestapo penetrò a Parigi chi poteva fuggiva.

Questo senso della fuga e dell’inesorabile trascorrere del tempo non è solo il sottofondo della celebre canzone del film As Time Goes By (“Mentre il tempo passa”). Rick e il pianista Sam corrono infatti alla stazione ferroviaria parigina per prendere l’ultimo treno che parte per Marsiglia, e la scena finale si svolge all’aeroporto di Casablanca quando parte l’ultimo aereo per Lisbona, e per la libertà. Questo senso di “ultima” partenza ci trasmette la tragedia dei tempi e la drammaticità dell’amore dei due protagonisti.

Strepitoso Humphrey Bogart nei panni di Rick, cinico e al tempo stesso romantico, dal passato un po’ misterioso e al tempo stesso intrigante, combattente ovunque ci sia da difendere la libertà degli oppressi e ricercato dalla Gestapo, ferito nell’amore e pronto comunque a sacrificarlo per continuare a combattere gli oppressori. Indimenticabile nel suo trench col bavero alzato, in testa il borsalino, e la sigaretta tra le labbra.

Bellissima Ingrid Bergman nella parte di Ilsa, dolce e intensa, lacerata tra l’attaccamento al marito idealizzato e la passione per il duro e romantico Rick, travolta dai terribili eventi della guerra e al tempo stesso tenace nei sentimenti di una umanità che vuole vivere e sperare ancora. Rigido e severo l’attore austriaco naturalizzato statunitense Paul Henreid nei panni di Victor Laszlo, marito di Ilsa e cospiratore anti-nazista scappato da un campo di concentramento cecoslovacco e ricercato ovunque dalla Gestapo. E bravissimo anche l’inglese Claude Rains nell’interpretazione del furbo e corrotto prefetto di polizia della Francia di Vichy, Louis Renault, che sa navigare abilmente tra l’accettazione dell’influenza tedesca e l’insofferenza nutrita verso la loro prepotenza.

Casablanca ottenne tre Premi Oscar (Miglior film, Miglior regista, Migliore sceneggiatura), e la sua fama è rimasta intangibile. Nel 2002 venne definito il miglior film sentimentale della storia del cinema americano, nel 1998 il secondo miglior film statunitense di sempre (dopo Quarto potere di Orson Welles). Nel 2006 la sua sceneggiatura fu considerata come la migliore di tutti i tempi. E nel 2004 la stupenda As Time Goes By è stata riconosciuta come la seconda più bella canzone del cinema statunitense, dietro solo a Over the Rainbow cantata da Judy Garland ne Il mago di Oz.

E inesauribile è il numero di frasi rimaste famose pronunciate nel film. A partire da quelle dette da Ilsa quando, nel café américain di Casablanca dove ritrova inaspettatamente Rick, incita il pianista dicendogli “Suona la nostra canzone, Sam, come a quel tempo”. Oppure quando gli ufficiali nazisti rivolgono a Rick domande tendenziose per farlo cadere in tranello, chiedendogli per esempio come vedrebbe le truppe tedesche a New York, lui risponde “Ci sono quartieri di New York che sarebbe imprudente invadere”.