Visse attivamente l’epoca della più ampia partecipazione popolare al potere mai avuta in Italia, quella della cosiddetta Prima Repubblica. Partiti politici, sindacati, associazioni di categoria, movimenti: il potere italiano e i suoi processi decisionali si aprivano per la prima volta alla partecipazione diretta o indiretta del popolo. I partiti politici erano realmente democratici al loro interno, i sindacati erano diffusi, le associazioni di categoria erano davvero rappresentative, i movimenti erano sinceramente popolari.
Alle elezioni politiche partecipavano in media oltre il 90% degli aventi diritto: oggi alle politiche si supera a malapena il 60%, e in alcune elezioni regionali faticosamente il 40%. I partiti democratici organizzavano milioni di iscritti, e i loro congressi erano veri, vitali, a volte rissosi, mai noiosi. Il voto dei cittadini, e il voto degli iscritti ad un partito, contava davvero. Il pluralismo democratico viveva di idee diverse e di correnti organizzate, di divisioni programmatiche e di sintesi politiche.
La legge elettorale per le elezioni parlamentari era rigorosamente proporzionale, affinché tutti avessero diritto a veder rappresentata la propria bandiera e a poter concorrere alla politica nazionale, regionale o locale. Ma affinché il pluralismo fosse realmente rappresentativo, lo scontro di potere nasceva su come trasformare il voto in posti. E qui si presenta Massimiliano Cencelli.
I suoi genitori Armando Cencelli e Luisa Gessini, papalini ma non baciapile, sono stati inseriti nell’elenco dei “Giusti tra le Nazioni” dello Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah di Gerusalemme: nascosero un bambino ebreo, salvandogli la vita, durante l’occupazione nazista. Massimiliano aderì alla Democrazia Cristiana, e li vi rimase per tutta la vita.
Il suo famoso manuale consisteva nell’attribuzione di un peso ad ogni incarico istituzionale, politico, partitico, affinché fosse possibile distribuire equamente tali incarichi tra i partiti, i leader, le correnti. Era un problema tipicamente democristiano, e tutti gli altri partiti, scandalizzati in pubblico, lo applicarono in privato. Il manuale Cencelli divenne in pubblico un sinonimo di deprecabile lottizzazione, e la sua applicazione in privato risolse efficacemente gran parte delle lotte di potere del tempo.
Collaborò con Adolfo Sarti, brillante ministro e sottosegretario cuneese, amico di Cossiga e partecipante all’iniziativa politica che la fantasia democristiana definì “i pontieri”, ovvero quel gruppo interno alla DC che nel 1967 svolse il ruolo di ponte tra il corpaccione centrale dei dorotei e le inquiete correnti della sinistra democristiana. Fu in quell’occasione che nacque il manuale Cencelli.
In un’intervista concessa al Giornale del 30 dicembre 2025, si confessò estraneo e lontano dalla politica italiana attuale, non solo per l’età, ma soprattutto per l’inconsistenza dei protagonisti. “Quello che io sto notando con profondo dispiacere è che questo tipo di classe dirigente e politica sia decisamente molto più impreparata e inesperta di quella che governava il nostro Paese negli anni Settanta e Ottanta, ovvero nel periodo in cui ho cercato di far applicare il mio famoso Manuale”. E tanto per fugare eventuali e ulteriori dubbi, disse: “parlano solamente di cose fuori dal mondo di cui non si capisce assolutamente niente”.
Vittorio Feltri ha avanzato una proposta: tradurre il manuale Cencelli in geopolitica e spedirne una copia a Trump, a Putin e a Xi Jinping. Fossero ancora vivi leader come Amintore Fanfani o Francesco Cossiga, ci sta che lo avrebbero fatto davvero.
Massimiliano Cencelli è morto a Roma l’8 agosto 2026, all’età di 90 anni.
Il marconista di bordo
