La vittoria di Iliana lotova nel secondo turno delle elezioni presidenziali in Bulgaria ripropone il tema dei rapporti problematici tra Paesi dell’Europa dell’Est e la Federazione Russa da un lato, e degli stessi Paesi con l’Unione europea. Il segnale proveniente da Sofia è in qualche modo contrastante con quanto avvenuto negli ultimi mesi in Ungheria, dove l’influenza russa ha avuto una battuta d’arresto, o in Serbia, dove l’incertezza sulla politica estera ha sostituito il precedente legame con Mosca (e Pechino).
La Bulgaria ha avuto negli ultimi anni una travagliata storia politica, durante la quale numerosi governi si sono susseguiti, in un clima di incertezza e instabilità. Ora gli assetti di vertice del Paese si sono stabilizzati, con un governo (guidato da Rumen Radev, del Partito Progressista) che gode della maggioranza assoluta dell’Assemblea Nazionale, e un presidente della Repubblica (lliana lotova, appunto) allineati sulla stessa linea politica, e sullo stesso partito.
La linea politica su cui la Bulgaria si sta assestando corrisponde a una sorta di miscela di principi socialisti e di un nazional-populismo molto diffuso nell’Europa orientale. Questo si traduce, a livello di politica estera, in una maggior vicinanza nei confronti di Mosca, in una maggior distanza nei confronti di Bruxelles, in un maggior scetticismo verso il sostegno all’Ucraina.
Nel primo turno delle presidenziali, svolte il 25 ottobre scorso, si presentarono 27 candidati, e la lotova ottenne il 34,8% dei voti. Al ballottaggio, svolto il 1° novembre, sono approdati la lotova e Andrey Gyurov, il candidato europeista sostenuto da partiti che a livello continentale appartengono alle famiglie dei Popolari e dei Liberaldemocratici. La vittoria di lliana lotova è stata netta: ha ottenuto il 57,6%.
La campagna elettorale è stata condotta in un quadro di tensione, dovuta agli attacchi sul Mar Nero compiuti da droni, a due passi dal territorio bulgaro.
Una considerazione va fatta sull’affluenza alle urne. In Bulgaria la competizione politica ormai si svolge fra pochi intimi. Al primo turno delle presidenziali ha votato il 22,98% degli aventi diritto, al ballottaggio il 29,1%. Siamo a poco più di un quarto degli elettori. Stiamo parlando di una crisi di rappresentatività molto grave, nella quale nuotano con favore le spinte più disgreganti e più populiste.
Il ruolo del presidente della Repubblica in Bulgaria è più formale che sostanziale, anche se comunque il Capo dello Stato è il comandante in capo delle forze armate, e possiede il potere di veto sulle leggi.
Il prossimo futuro ci dirà se la Bulgaria di Radev e di Iotova svolgerà in Europa lo stesso ruolo che svolse l’Ungheria di Viktor Orban, fino alla sua sconfitta elettorale.
Il marconista di bordo
