Concepito 30 anni fa, quella del 2025 è la 28° edizione del festival PHotoESPAÑA. Dal 30 aprile al 14 settembre il festival internazionale di fotografia e arti visuali coinvolge numerosi artisti di svariati Paesi, molti ovviamente di lingua spagnola, e si svolge in varie città della Spagna. Non solo Madrid, dunque, ma anche Alcalá de Henares, Barcellona, Santander, Santillana del Mar, Segovia, Toro, Valéncia, Zaragoza.
Lo scenario è simile, per alcuni aspetti, a quello che sta dietro ai Rencontres de Photographie di Arles: la fotografia si confronta con questioni rilevanti per la vita contemporanea (memoria storica, postcolonialismo, l’ambiente, le tecnologie digitali, l’uguaglianza di genere). “Dopotutto, senza fotografia, nulla si saprebbe, nulla accadrebbe e nulla potrebbe cambiare” dichiara María Santoyo, direttrice di PHotoESPAÑA 2025.
Il Cile è il Paese invitato in questa edizione 2025. Oltre ad alcune artiste cilene (Lotty Rosenfeld, Julia Toro) vogliamo segnalare le opere del fotografo statunitense Michael Mauney. Le foto esposte, solo una parte dell’archivio personale di Mauney, sono state scattate nel 1971 nel Cile della presidenza di Salvador Allende, una testimonianza della vita quotidiana in un Paese in piena trasformazione. Le 461 foto a colori del suo archivio sono state donate, 53 anni dopo, alla Biblioteca Nacional de Chile.
Tra le numerose mostre organizzate negli oltre quattro mesi del festival, ci soffermiamo solo su alcune dal timbro più politico e storico. In questo quadro merita attenzione le opere tratte dalla Collezione Helga de Alvear, una gallerista d’arte recentemente scomparsa, specializzata in fotografia, nata in Germania e vissuta per molti decenni a Madrid. Le foto illustrano le ferite procurate alla Germania dalla Prima Guerra Mondiale, la crisi industriale nella Germania Ovest alla fine degli anni Cinquanta, l’ordine politico successivo alla caduta del Muro di Berlino.
Ad un noto filosofo e scrittore tedesco del Novecento, Walter Benjamin, si è ispirata la spagnola Espe Pons per ripercorrere i luoghi in cui il filosofo trascorse i suoi ultimi giorni di fuga dal fascismo. Mentre della messicana Lourdes Grobet, morta tre anni fa, sono state esposte fotografie che documentano le attività del Laboratorio de Teatro Campesino e Indígena, un teatro popolare che ha consentito di far vivere lo spirito comunitario e le tradizioni locali messicane.
Sono in mostra una selezione di foto scattate dallo statunitense Joel Meyerowitz tra il 1966 e 1967 in giro per l’Europa (Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia, Francia, Germania, Turchia, Grecia, Italia), nonché in un lungo soggiorno in Spagna, a Malaga.
Particolare interesse storico e politico rivestono i progetti fotografici della spagnola Marisa Flórez e del portoghese Rui Ochoa. L’opera fotografica di Marisa Flórez fissa momenti ed eventi decisivi nella storia recente della Spagna: personaggi famosi, l’insediamento della prima legislativa democratica, diversi eventi sociali. La mostra “Rui Ochoa 74-99” ripercorre i primi 25 anni della vita democratica del Portogallo, dopo la Rivoluzione dei Garofani. Vi si ritrovano le persone più rappresentative, i conflitti sindacali, le lotte per la libertà. Le immagini vogliono realizzare anche un parallelismo con il ritorno alla democrazia in Spagna.
Vogliamo segnalare altri due artisti spagnoli. Il progetto “Le tre frontiere” di Juan Luis Rod offre la testimonianza del conflitto nel Sahel, laddove si mescolano jihadismo, povertà, cambiamenti climatici. Le tre frontiere toccano i tre Paesi africani del Mali, Niger e Burkina Faso. Judith Prat si è dedicata alla storia dello schiavismo spagnolo, riproponendo attraverso le sue fotografie il viaggio sulle tracce dei proprietari di schiavi da Cadice o Barcellona fino al Ghana e alla Sierra Leone, con destinazione finale Cuba.
Alcuni dati per quantificare il festival. Le mostre allestite sono 103, organizzate in musei, pinacoteche e gallerie, prevedendo la partecipazione di 360 fotografi e artisti visivi. Il 60% degli artisti coinvolti sono spagnoli, e quasi la metà del totale sono donne. Il budget del festival si aggira intorno a 1,2 milioni di euro, di cui oltre i due terzi proviene secondo gli organizzatori, da finanziamenti privati.
