Se qualcuno vuole comprendere cosa pensano i popoli baltici dei russi, può guardare il film documentario dei due tedeschi Peter Grimm e Eckart Reichl, prodotto nel 2013 e distribuito l’anno successivo. Racconta la resistenza dei partigiani lituani, estoni e lettoni nei confronti dei sovietici, quando l’Armata Rossa rioccupò i loro Paesi nel 1944. Una resistenza fiera, combattuta nelle immense foreste di conifere e di querce che coprono tanta parte del territorio dei Paesi baltici.

Il film documentario si basa sui racconti di quattro partigiani ancora viventi (Modris Zihmanis, Biruta Rodoviča, Leons Garkalns e Antonija Brasla) e sui video e immagini dell’epoca, ricostruendo così la storia, gli ambienti, la vita dei Fratelli della Foresta, fino all’epilogo delle loro gesta.

L’inizio della loro tragedia risiede nel patto tra le due più feroci dittature del tempo, l’Unione Sovietica e il Terzo Reich, passato alla storia come il patto Molotov-Ribbentrop: comunisti e nazisti si spartirono l’Europa dell’Est, e i Paesi baltici nel 1939 vennero occupati dall’URSS allorché Hitler occupò parte della Polonia.

Hitler nel 1941 tradì il patto (a Stalin andava bene cosi), invase la Russia, e i Paesi baltici si ritrovarono sotto la dominazione nazista. Una parte della popolazione s’illuse che l’arrivo dei tedeschi li avrebbe “liberati”: in realtà li occuparono allo stesso modo dei russi.

E quando nel 1944 l’Armata Rossa avanzò e i tedeschi si ritirarono, i baltici tornarono ad essere perseguitati dai russi. La scelta di molti giovani anti-sovietici, nati durante il periodo dell’indipendenza della loro nazione, o dei contadini contrari alla collettivizzazione forzata imposta da Mosca, fu quella di fuggire nelle foreste. Le azioni che intrapresero furono quelle tipiche della resistenza: sabotaggi, incursioni, soppressione dei collaborazionisti.

Il documentario illustra i rifugi nei bunker realizzati tra gli alberi, le croci sparse nei boschi dove sono stati sepolti i partigiani uccisi dalla polizia segreta sovietica, le deportazioni in Siberia. Molte le donne che si univano ai partigiani: spesso erano le più coraggiose di tutti.

La resistenza dei Fratelli della Foresta era fatta di libertà, di indipendenza, di voler essere e sentirsi liberi, di vivere secondo i propri principi. Ad esempio giuravano sulla Bibbia, fatto certamente non gradito ad un regime fondato sull’ateismo.

L’Unione Sovietica lottò dieci anni per stroncare le attività dei partigiani, e stroncò i partigiani stessi. La punta di diamante del contrasto e della repressione fu affidata all’NKVD del famigerato Lavrenti Berija.

All’inizio il fenomeno della resistenza venne sottovalutato, Berija pensava di eliminarla facilmente. Ma una volta viste le loro abilità, dovette mobilitare molte truppe, arrivando ad un rapporto tra soldati dell’NKVD e partigiani della resistenza di 10 a 1.

Dichiara uno dei partigiani sopravvissuti: ho resistito tre anni nella foresta, sono stato ferito due volte, e mi sono curato solo con rimedi naturali. Durante l’inverno stavano sempre chiusi nei bunker: le orme sulla neve avrebbero rivelato la loro presenza alla polizia segreta.

A Vilnius c’era la sede dell’NKVD (nello stesso edificio, durante l’occupazione tedesca, si era allocato la Gestapo nazista), e nei suoi sotterranei si trovava il carcere di massima sicurezza. Analoghe strutture erano presenti in Estonia e Lettonia.

Un altro partigiano sopravvissuto dice di essere stato torturato per un mese intero. Il 18% dei prigionieri moriva durante gli interrogatori della polizia segreta comunista.

Negli anni Cinquanta i russi si concentrarono sulle donne: lo stupro divenne un’arma di repressione. “Mia nonna si suicidò”, racconta un sopravvissuto, non era riuscita a resistere alle violenze inferte dai russi. Non riferiamo le torture inflitte a Adolfas Ramanauskas, uno dei principali capi della resistenza lituana: il sadismo russo fu troppo impressionante.

Al termine del documentario ci sentiamo molto modesti davanti ai ricordi di questi vecchietti. Uno di essi si toglie il cappello davanti alle tombe dei suoi amici morti nelle foreste, dopodiché se ne va con la camminata incerta degli anni trascorsi nel pericolo e nell’indomita passione per la libertà.