Il 7 e l’8 luglio si svolgerà ad Ankara il vertice dei Capi di Stato e di governo dei Paesi membri della NATO. È l’ora del coraggio e della responsabilità per l’Alleanza Atlantica, che in oltre 75 anni di vita ha garantito i due valori più grandi per i popoli e per gli Stati europei: la pace e la libertà. È l’ora della chiarezza dopo mesi di parole corrosive, di senno fuggite, e di politiche di potenza sbagliate e fallite.
Lo scenario internazionale nel quale si svolge il vertice NATO mostra, a nostro giudizio, alcuni caratteri essenziali, che motivano la necessità del coraggio nell’assunzione delle decisioni.
1. Quello che i russi chiamano lo “spirito di Anchorage”, ovvero le intese pressoché nascoste tra Putin e Trump intercorse nel loro incontro svolto nella capitale dell’Alaska lo scorso agosto 2025 (leggi il commento di PaginaEuropa), è in bilico tra il fallimento completo e il rilancio surrettizio, e condizionerà il vertice NATO per come lo interpreterà il presidente Trump. Lo “spirito di Anchorage” consisteva nel sostanziale abbandono del sostegno all’Ucraina da parte americana in cambio della ripresa del business con Mosca. L’abbandono dell’Ucraina al suo destino crudele e alla tirannia russa significava promuovere il continuo indebolimento dell’Europa fino alla sua insignificanza. Un piano perfetto per l’imperialismo reazionario di Putin e per l’affarismo indifferente di Trump, non certo per le democrazie europee e di Kiev.
2. La recente accusa mossa dal ministro degli Esteri russo agli Stati Uniti di aver tradito lo “spirito di Anchorage” è ingiusta: Trump ce l’ha messa tutta per abbandonare l’Ucraina a sé stessa. Niente armi a Kiev da quando è alla Casa Bianca, aiuti finanziari e umanitari col contagocce. E anche contro gli “alleati” europei ha fatto il possibile: dazi commerciali, accuse (e qualche volta anche insulti) pretestuose, minacce di chiusura di basi militari, minacce di ritiro delle truppe americane stanziate in Europa, minacce di ritiro di assetti strategici. In tutta onestà, cosa avrebbe dovuto fare di più per sostenere gli interessi imperialisti di Putin sul continente europeo?
3. Il problema vero per la sopravvivenza dello “spirito di Anchorage” è che l’Ucraina resiste, nonostante tutto. Anzi, l’iniziativa sul campo sembra tornata proprio nelle mani di Kiev, e non più della soverchiante e presunta “superiorità” di Mosca. Nonostante le prefiche europee (e italiane) a favore di Putin, l’Ucraina non è crollata, continua a difendere la sua libertà e la sua indipendenza in tutti i modi, nonostante la guerra del gelo invernale cinicamente riservata dai russi ai civili ucraini, e i bombardamenti missilistici indiscriminati.
4. Ma anche l’Europa resiste. Se Kiev non è crollata, lo si deve in larghissima misura allo straordinario eroismo del “popolo in armi” ucraino, ma un po’ anche ai governi europei che non si sono fatti intimorire dalle minacce russe, non si sono lasciati abbindolare dalle “quinte colonne” interne alle loro società, non si sono arresi al bullismo dei cowboys.
5. Ma lo “spirito di Anchorage” potrebbe risorgere sullo stretto di Hormuz. Il mezzo fiasco della guerra trumpiana all’Iran rischia il fiasco completo durante le trattative per l’accordo di pace. E un eventuale aiuto russo per contenere l’alleato iraniano sarebbe estremamente gradito a Trump, che giorno dopo giorno mostra l’incapacità a governare i processi politici internazionali. Ma l’eventuale aiuto del Cremlino non sarebbe certo a costo zero.
È l’ora del coraggio, dunque. L’ora del convinto sostegno NATO all’Ucraina, non solo ribadito a parole, ma anche concretamente praticato da tutti i Paesi membri, Stati Uniti compresi. Ora, proprio ora che le forze speciali ucraine stanno colpendo duramente il sistema energetico russo, che è l’alimento chiave per la guerra d’aggressione di Mosca, mentre le forze armate russe sembrano non saper altro fare che bombardare le città, i condomini, la popolazione civile. È ora il momento della resistenza, del coraggio e della fermezza, per costringere Putin alla trattativa.
Sarà Trump all’altezza del ruolo storico degli Stati Uniti d’America, che è quello degli affari certamente, ma anche quello di “arsenale della democrazia”? O continuerà a illudersi che la difesa e la prosperità americana si fonda sul progressivo abbandono dell’Europa all’influenza russa? Che si alzi il sipario sul palcoscenico di Ankara, e che i Capi di Stato e di governo dei Paesi NATO si assumano le loro responsabilità.
Il marconista di bordo
